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EXTERIOR/

/josé ramon VEGA

LA MESSA IN SCENA

DEL MONDO

 

di Gino Carpi

 

 

    

La mostra EXTERIOR del fotografo spagnolo Ramon Vega costituisce un taccuino a latere della sua principale produzione di ritratti di personaggi che gravitano negli ambienti intellettuali di Spagna. EXTERIOR è un compendio di racconti di viaggio, raccolti dall’autore durante le sue escursioni, il cui comune denominatore è l’attimo che comprende la storia.

Ramon Vega fa suo lo stile più nobile e classico della fotografia, quella di André Kertesz, Eugène

Atget, Robert Doisneau, Brassaï e soprattutto di Edouard Boubat, il fotografo-giornalista francese le cui immagini hanno voluto celebrare fortemente la vita dopo gli orrori dell’ultima guerra.

Sono questi i modelli di Ramon Vega una rosa di campioni della scrittura fotografica che ha fatto scuola, educando milioni di persone a saper osservare e a stupirsi della bellezza della semplice normalità.

André Kertesz, ovvero la ricerca della felicità di un istante; Atget, il fotografo che ha capito di poter dar vita alla banale quotidianità; Brassaï le cui ispirazioni fotografiche per i suoi ritratti sono passate dalle prostitute notturne di Parigi, all'alta società, agli intellettuali, all’arte. E infine Robert Doisneau , fotografo delle strade, della gente e dei bambini di Parigi, che per spiegare la sua fotografia ha detto - « Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere. »

Di questi poeti dell’immagine Ramon Vega ne ha raccolto l’eredità di stile e di linguaggio nel momento in cui questi maestri passavano il testimone a coloro che l’avrebbero afferrato.  E’ da questo momento, infatti, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, che inizia anche la scrittura fotografica del nostro autore Ramon Vega i cui stilemi provengono da questa solida formazione di conoscenza e sensibilità culturale, senza la quale nessun apparecchio fotografico potrebbe mai produrre nulla di autentico.

E’ infatti in quegli anni, citando il poeta ligure Edoardo Sanguineti che “ finiva la preistoria della Fotografia e ne iniziava la storia”, in parte profetizzata nell’ultimo capitolo del saggio di Gisèle Freund “Fotografia e società” del 1976, dedicato ai cosiddetti “fotoamatori”. La loro è una nuova presenza, nella società della comunicazione fino ad allora conosciuta, il cui significato assume immediatamente il valore e il senso della scrittura.

Con questo stile la mostra EXTERIOR racconta luoghi, personaggi e situazioni carismatiche, episodi divertenti e fugaci momenti, con ironia e finezza stilistica. Episodi di vita in cui Ramon Vega anche nel più umile dei contesti, riesce a distillare emozioni e momenti di pura empatia. Oggi chiamiamo questo genere fotografico Street Photography, diretta derivazione della Fotografia Umanistica degli anni ’50 dei fotografi prima citati, ovvero la “messa in scena” del mondo in cui il fotografo cerca di rappresentare sé stesso, in cui cerca i tasselli di un mosaico con cui comporre l’immagine di un proprio stile.

EXTERIOR è quindi una sequenza di singole storie raccontate da una singola voce sia che ritraggano scene animate, come i caffè di Amsterdam, sia che ritraggano scorci di paesaggio, come la bicicletta legata ad un parchimetro di Park Street a Londra, lo spettatore è chiamato ad ascoltare (vedere) una storia, trovarne la poesia per viverne l’emozione. Storie di persone anche quando queste non sono incluse nella scena, storie di vita narrate dagli sguardi dei soggetti, storie di luoghi che narrano l’umanità che da quei posti è transitata.

Assenze e presenze, rimandi e richiami, prove certe di qualcosa che è accaduto o che sta accadendo. EXTERIOR è una mostra che mette alla prova. Seduce e ammalia lo spettatore per la disarmante bellezza della semplicità della vita, comune a tutte le latitudini. Mostra e dimostra questo valore, nella cui dimensione ogni uomo desidera vivere, per affermarne l’importanza e l’ineluttabilità.

Citando Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.”

Raccontare l’umanità con tutte le sue vicende non è la sola missione della fotografia, tuttavia solo la fotografia può farlo nell’unico modo che le è proprio, ossia quello di racchiudere in una sola scena la sintesi di una intera vicenda o la storia di una intera vita. Ramon Vega è un fotografo che scrive storie, soprattutto descrive i personaggi che in qualche modo fanno parte della sua vita, quelli con cui, prima dello scatto vero e proprio, ha instaurato una relazione, ovvero una esperienza. Non importa di quale rango sociale o spessore culturale o provenienza geografica (l’umanità non ha coordinate geografiche), ciò che importa al fotografo Vega è “sapere” prima di scattare; conoscere, prima di narrare. In tutto questo la tecnica fotografica viene dopo, molto dopo, alla fine del lavoro. 

11 - 30 agosto 2017

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